Da maestro a maestro

Ciao a tutti arpisti e non,
oggi affronterò un discorso un po’ scomodo.
Nel mondo dell’arpa celtica ho visto che non ci sono competizione nè risentimenti strani (cosa che invece avviene in altri ambiti musicali), però so che quando si parla di lavoro ad alti livelli, un consiglio o una riflessione può sembrare una critica arrogante. Perciò, vi avviso che parlerò di mie esperienze e del mio metodo di lavoro, senza voler assolutamente offendere chi non ragiona come me o ha altri obiettivi nell’insegnamento.

Nell’arco della mia carriera mi è capitato di dover subentrare in corsi tenuti da precedenti insegnanti, confrontarmi con metodi di insegnamento differenti dal mio e dover correggere alcune abitudini poco corrette. Mi è sembrato costruttivo mettere al corrente anche gli eventuali maestri che mi seguono delle mie esperienze.

Primo: l’arpa celtica è accordata in MIb maggiore e non in DO maggiore, perché essendo uno strumento diatonico, ed avendo solo sette alterazioni disponibili per ottava, si ha la possibilità di abbracciare le tonalità centrali e più comunemente usate in tutta la musica antica e moderna.
Mi è capitato, infatti, di dover ribaltare l’impostazione di un’intera classe di un’accademia poiché gli allievi non erano abituati (addirittura dopo 2 anni di corso) ad utilizzare i semitoni ed avevano serie difficoltà a relazionarsi con un brano in FA maggiore.

Secondo: non è una buona idea insegnare l’accompagnamento ad altri strumenti se l’allievo non sa cos’è il ritmo: può essere molto frustrante per lui, che può arrivare a convincersi di essere assolutamente incapace. Il ritmo, la lettura musicale e una base di armonia con lo studio almeno degli accordi, sono fondamentali per suonare qualsiasi cosa.

Terzo: ho trovato illuminante e molto stimolante seguire l’inclinazione dei singoli allievi. È sicuramente fondamentale insegnare il proprio repertorio, ma lo è altrettanto esaltare i gusti musicali degli allievi.
Può capitare di tutto: allievi che vogliono imparare a suonare in stile metal, altri che vogliono provare l’improvvisazione, altri che prediligono la musica classica. Personalmente, nel caso della classica, dopo i primi anni di tecnica di base li mando da insegnanti specializzati in quella materia (non trovo affatto umiliante ammettere di non essere in grado di suonare l’arpa classica). Nel seguire questi gusti, è bene non limitarsi a far studiare il brano, ma approfondirlo, scoprire il carattere musicale, la prassi e ricreare magari lo stesso timbro (penso al metal per esempio: è impensabile suonarlo alla maniera classica, bisogna cambiare drasticamente tecnica).

Quarto: altro errore comune nelle classi di arpa vecchio stampo, è quello di rimanere fissi sullo spartito. Non è un pezzo di carta che crea la musica, ma l’orecchio e l’imitazione. Ho conosciuto strumentisti a fiato all’ottavo anno di conservatorio che non sapevano intonare la propria parte con la voce o che studiavano l’intonazione con l’accordatore anziché per intervalli.
Da brividi… Insegnate per imitazione, dando l’esempio voi per primi. E date ogni tanto, come compito, l’esercizio di imparare ad orecchio qualche canzone che conoscono, sarà un grandissimo stimolo per l’allievo.

Quinto: un errore, da cui ho dovuto personalmente imparare, è quello di non insistere abbastanza con l’uso del metronomo. Mi è capitato, infatti, di dover faticare a correggere la tenuta del tempo di alcuni allievi perché non li ho obbligati fin dall’inizio a seguire quel fastidioso ticchettio.

Sesto: ho trovato veramente utile separare nettamente la tecnica dai brani, così che almeno all’inizio si crei un ambito di studio e uno di svago. Non temete che pian piano si fonderanno insieme senza che l’allievo se ne accorga, o quasi, e potrà divertirsi senza stare a preoccuparsi continuamente del dito lì, il pollice là, il gomito su e il polso giù… Diventerebbe frustrante vedere solo difetti quando ci si dovrebbe divertire.

Infine, per esperienza, posso affermare una cosa: non c’è miglior maestro dell’allievo.
Se lo ascoltate e vi mettete nei suoi panni come se foste voi a dover imparare per la prima volta, sarà lui ad indicarvi la strada migliore. Il “non ci riesco” non esiste, esiste il “perché non ci riesco”.
Spronate l’allievo con atteggiamento positivo e rilassato. Scherzate e divertitevi con lui. Fatelo rilassare e provate mille modi diversi di fare la stessa cosa finché non trovate il modo giusto per lui. Anche a costo di dover drasticamente cambiare il vostro concetto di tecnica.
Una volta mi è capitata un’allieva, che per un incidente sul lavoro aveva perso la sensibilità al quarto dito della mano destra e non riusciva ad usarlo. Semplicemente ho cambiato tutta la diteggiatura per usarlo il meno possibile: da nessuna parte vige la tecnica rigida, soprattutto se si incappa in problemi fisici.

Per rimanere in tema atteggiamento positivo: ogni musicista sa che per suonare e studiare al meglio delle proprie possibilità bisogna essere sereni e determinati, ma possono capitare periodi brutti o stressanti che tolgono la voglia e la lucidità per farlo.
In questo senso gli allievi sono come i maestri, quindi non preoccupatevi di perdere una lezione parlando di lavoro, scuola o problemi vari. Può darsi che l’allievo non riesca a studiare o non riesca ad imparare, per un motivo che esula dalla musica.
Cercare di risolverlo con lui alleggerirà il peso dello studio e rafforzerà il legame maestro/allievo che è importantissimo nella vita di qualsiasi musicista. Un bravo maestro entra nel cuore e non esce più. Spesso i ricordi più belli sono legati ad esperienze extra scolastiche. Non perdete l’occasione di essere maestri di vita, oltre che di arpa.

Vi è piaciuto l’articolo? Non vi è piaciuto? Avete degli altri consigli? Ditemi che ne pensate con un commento e Buon insegnamento!

2 commenti su “Da maestro a maestro

  1. Mi è piaciuta molto questa esposizione che mette in primo piano le difficoltà che un allievo trova, e nella quale si indica una serie di soluzioni per superare i vari problemi. Spesso le (gli) insegnanti di arpa celtica sono diplomate in arpa classica e quindi molto ligie al metodo: si fa così, punto e basta, col risultato di lasciare l’allievo di fronte a difficoltà irrisolte e ad un continuo scoramento che porta a smettere…

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