Master Class con Enrico Euron

Carissimi arpisti e non,
oggi vi voglio parlare di uno splendido evento che c’è stato domenica 17 febbraio. Una masterclass con il grandissimo Maestro Enrico Euron, storico dell’arpa irlandese, studioso delle tecniche tradizionali e della prassi esecutiva tradizionale, laureato in organo e composizione, arrangiatore filologico di molti dei brani che insegno. E’ stato mio maestro per un po’ quando ero giovane ed è stato il motivo per cui ho iniziato a studiare arpa. I Tùatha Dé Danann sono stati il gruppo con cui ho scoperto il magico mondo della musica celtica e lui ne è stato arpista e fondatore.

E’ arrivato da vicino Torino apposta per una giornata incredibile: ha raccontato la storia dell’arpa in Irlanda, la sua evoluzione e la sua disfatta con le terribili leggi inglesi, ha esplorato i diversi generi musicali usati tradizionalmente sull’arpa, come si suonano e da dove arrivano, ha raccontato di Turlough O’Carolan (che adoro) e al pomeriggio ha insegnato per trasmissione orale un brano ai partecipanti. Un lavoro intenso e a tratti faticoso, ma reso magico dal suo grande carisma. Io lo starei ad ascoltare per giorni…

Verso le 18 ha tenuto il concerto di conclusione, introdotto dalle due classi della master che hanno suonato quello che hanno imparato. Un concerto stupendo, la sua arpa ha un suono meraviglioso e lui… beh, l’avrete capito, tira fuori l’universo da quel pezzo di legno e nylon. Ogni brano era presentato con la sua storia o leggenda, chi l’ha scritto e perchè, così ci siamo immersi nella magia del passato nel 1700 irlandese, alla corte di Lord Mayo, ad ascoltare la diatriba musicale tra Carolan e Geminiani, abbiamo ascoltato la musica del piccolo popolo e le danze che ancora oggi si sentono nei pub (accompagnato da Claudio Vismara al Bodhràn).

Insomma una giornata imperdibile e ad un prezzo che più basso di così! 70€ tutto il giorno. Voglio dire: quando ricapita un’occasione del genere? Davvero Maestro Euron: grazie!

 

 

Ora passiamo alla mia amara riflessione personale e un po’ polemica.

Per quanto io sia entusiasta di come sia andata questa giornata, devo ammettere di essere molto delusa nel vedere come così pochi arpisti si siano presentati. Nessuno dei colleghi dell’Orchestra di Como, nessun allievo dei colleghi maestri che conosco e che avevo informato, una sola persona dai gruppi di arpisti di facebbok. Ho faticato a trascinare perfino i miei allievi!

Quando avevo tredici/quattordici anni i miei genitori facevano carte false pur di farmi fare esperienze utili alla mia formazione musicale e umana, ho partecipato a masterclass con sessanta/settanta persone divise per classi, ero quasi sempre la più piccola in mezzo a un sacco di adulti professionisti. Eppure quelle esperienze mi hanno segnato molto più profondamente degli anni al conservatorio, dei metodi di studio, dello stare in classe a studiare il Grossi.

Ragazzi, ma dove diavolo è finita la curiosità, la sfida, la voglia di imparare e di conoscere il proprio strumento attraverso gli occhi di chi lo pratica da anni? Dov’è per gli adulti la voglia di scoprire tecniche e modi nuovi, di farsi la propria idea sugli stessi maestri incontrandoli da vicino e, perchè no, giudicandoli? Io ho fatto masterclass interessanti, ma inutili, ed altre hanno ribaltato più volte il mio modo di suonare. Ho scoperto la mia abilità nell’imparare ad orecchio a dispetto della mia insegnate accademica, ho imparato tecniche obsolete che non ho mai più usato e tecniche che a distanza di anni ancora cerco di replicare. Gli abbellimenti li ho imparati dal vivo, non su uno spartito, così come lo stile dei brani e delle nazioni da cui arrivano, la differenza tra Scozia e Bretagna, musicalmente, non la impari sui libri.

E poi si conoscono persone di ogni tipo: bambini di sette anni che partecipano alla classe avanzata con te ventenne e sono più bravi di te, adulti che non riescono a capire la lingua straniera del maestro e ti chiedono di poter copiare, persone di ogni età con le quali intavolare discussioni di ogni calibro durante le pause. E poi scoprire come non esista una tecnica uguale per tutti e confrontarsi tra allievi  su come suonare qualsiasi cosa… Insomma, la magia di questi incontri non sta solo nell’imparare, puoi tornartene a casa senza ricordare una sola nota di quello che hai fatto, ma avendo un bagaglio umano dentro incommensurabile.

Sono davvero delusa perchè non è la prima volta che mi capita di organizzare una masterclass e avere poca affluenza, non mi frega del rientro economico, mi frega dell’arpa celtica, che non va da nessuna parte se manca la curiosità delle persone.
Molti so anche perchè non vengono: risentimento nei miei confronti che organizzo e invidia. Non lo dico per pomparmi, davvero, ma certi colleghi ce l’hanno con me da quando ho lasciato alcune situazioni musicali che non mi interessavano e altri perchè, a detta loro, gestivo poco professionalmente altre situazioni (bah, lasciano il tempo che trovano). Il punto è che poi parlano agli altri male di me e dei miei maestri, così le persone magari interessate rinunciano. Un po’ di onestà intellettuale no, eh? Non fate un dispetto a me, ma ai vostri colleghi che si perdono giornate memorabili come queste.

Infine non capisco i genitori dei ragazzi: portate i vostri figli arpisti a questi incontri, anche se non ne hanno molta voglia o hanno paura del confronto (che poi, paura de che?). E’ un dovere conoscere il proprio stumento, la sua storia e la sua musica. Sarebbe come suonare il pianoforte e non sapere che ha dei martelletti, dai…

Ok, ora la smetto di lamentarmi e vi saluto, buono studio a tutti!

 

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